L’orto urbano – il vegetable garden con cavoli e rape, patate e fagioli – ha fatto il suo ingresso fra le star planetarie. Grazie alla mano decisa e forte di Michelle Obama. Da quando nel marzo scorso la first lady ha deciso di impiantarne uno nei giardini della Casa Bianca, le cronache politiche registrano i pomeriggi trascorsi da Mrs. Obama nell’appezzamento di quasi 400 mq con 55 specie, fra cui peperoni, spinaci e rucola (la scelta si deve ai cuochi della Casa Bianca).
Michelle coinvolge nelle attività orticole i bimbi delle scuole, per sottolineare la mission politico-sociale della scelta agricola. Ovvero, l’importanza del cibo sano (l’orto è biologico), la necessità di incrementare frutta e verdura nel consumo quotidiano per la lotta contro l’obesità, vera urgenza sociale. Il fatto evidenzia l’aumentata consapevolezza riguardo al ruolo degli orti urbani, da integrare nella pianificazione come elemento progettato, condiviso fra pubblico e privato, con valenze culturali, ambientali e sociali. Niente a che vedere, quindi con la vecchia immagine degli orti urbani come spazi degradati, sorvegliati da pensionati indigenti tra la ferrovia e la tangenziale.
Anche le metropoli europee, dopo l’esempio di New York e Chicago, hanno intrapreso questo percorso. Londra intende arrivare all’appuntamento alle Olimpiadi del 2012 con oltre duemila spazi verdi coltivati in città, per produrre vegetali in quantità tale da coprire l’intero bisogno della capitale. Per questo ha istituito il programma Capital Growth (www.capitalgrowth.org) che favorisce qualsiasi iniziativa di coltivazioni urbane. D’altra parte, la tradizione ortistica per Londra non è una novità: sin dai tempi della regina Vittoria si registravano numerosi orti urbani, come quelli attualissimi della pittoresca comunità di Garden Barges Square, stanziata sul Tamigi presso il Tower Bridge, i cui abitanti vivono nei barges, imbarcazioni fluviali su cui coltivano orti e giardini (sui ponti e i tetti).
I Jardin partagés di Parigi sono una realtà ormai consolidata: dal 2002 il governo cittadino ha appoggiato grazie alle Charte main verte l’istituzione di giardini comunitari, con spazi in cui si coltivano ortaggi, gestiti da gruppi spontanei di quartiere (una mappa su www.jardinons-ensemble.org). E l’Italia? Non che non se ne parli. Non che non esistano iniziative, nelle metropoli come nelle città di provincia. Quella che fino ad ora è mancata è un’azione amministrativa che qualifichi gli orti urbani come elemento decisivo di paesaggio, di interazione sociale e di sensibilizzazione ambientale. Italia Nostra ha avviato una campagna nazionale nel 2006, che prosegue oggi in collaborazione con Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani), Coldiretti e Fondazione Campagna amica: si sostengono progetti di orti urbani a partire da una carta programmatica che evidenzia le valenze non solo pratiche, ma anche culturali e paesaggistiche dell’orto.
A Torino, a Milano e Roma sono partiti progetti e, soprattutto, azioni collettive; come la rete delle Libere rape metropolitane a Milano, la mappatura degli orti di Milano e Roma sul sito di Orto Diffuso (http://ortodiffuso.neblogs.org), le azioni di Giardinieri di Barriera a Torino. Tutti gli esempi virtuosi in cui l’orto urbano diviene elemento progettato e condiviso. In attesa che anche i governi cittadini se ne accorgano, e lo valorizzino a dovere.
Dall’alto. Gli orti di via Degani, parco urbano che integra aree orticole, realizzato a Piacenza dalla paesaggista Anna Scaravella. Rappresenta uno dei progetti pionieri in Italia dell’inserimento degli orti nel tessuto urbano.
Michelle Obama in una delle uscite pubbliche nell’orto biologico della Casa Bianca, che coltiva insieme ai bambini delle scuole elementari di Washington.
A Londra le imbarcazioni dei Garden Barge Square, ancorate ai docks del Tamigi in vista del Tower Bridge: sono state trasformate in abitazioni galleggianti con orti e giardini.
Uno dei ponti fioriti al Garden Barge Square a Londra. Le coltivazioni di fiori e ortaggi sono disposte tra i ponti e i tetti dei barconi.
L’orto sul tetto del ristorante Bell, Book & Candle di New York (141 West 10th Street): le verdure utilizzate per le preparazioni vengono coltivate grazie a un sistema a torre che consente di far crescere gli ortaggi in verticale.
Clepsydra, un prototipo progettato da Bruno Viganò e Florencia Costa, è un sistema modulare di serre urbane a più piani, facilmente accostabile a strutture preesistenti.
testo Antonella Galli
Interni